Montefabbri 2016 (ph Cristina Ortolani)

Il viaggio? Comincia dietro casa

Responsabile verso la comunità locale, ma soprattutto nei confronti di se stesso: identikit del turista consapevole, verso “l’esotico che ci circonda”

 

Stavolta vi racconto cos’è il turismo responsabile con il sorriso fiero di chi vuole condividere.
Nonostante l’altisonanza del termine, è in realtà qualcosa di molto quotidiano. Da un lato si riferisce al viaggiatore attento, che da casa si sposta verso un’altra casa, sentendo ogni luogo come suo e cercando di lasciarvi un’impronta positiva. Dall’altro, è una pratica che riconosce il ruolo delle comunità locali ospitanti ed il loro diritto ad essere protagoniste nello svilppo sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio.
Nasce negli anni ‘80 come una piccola rivoluzione partita dal basso e promossa da associazioni, ONG, fondazioni e cooperative e con l’obiettivo di conciliare il turismo con la sostenibilità ambientale, la valorizzazione culturale e la responsabilità sociale ed economica. Oggi è diventato uno stimolo per l’industria turistica e per i suoi consumatori – i viaggiatori – che chiedono qualcosa di nuovo al settore: vivere l’esperienza, condividere e realizzare l’incontro con i luoghi e le persone che visitano, con consapevolezza e autenticità.
Pensato per le mete del Terzo mondo, il turismo responsabile oggi è applicato alle destinazioni di prossimità e declinato anche ‘dietro casa’, alla scoperta dell’esotico che ci circonda. La comunità locale, non soltanto quella dei paesi lontani, assume un’importanza primaria nei paradigmi esperienziali: un’attenzione che fa rinascere i piccoli borghi, mentre prassi come le passeggiate lente fanno riscoprire e vestono di occhi nuovi città e tradizioni. Lo si può definire come un turismo consapevole e attento all’impronta che lascia, basato sulla qualità dell’esperienza dei viaggiatori, capaci a loro volta di riconoscere l’attenzione che le località hanno verso il loro ambiente e la loro comunità.
Chi lo pratica è un turista liberato. “Liberato dalle catene del viaggio consumistico e impersonale, alienato e sbadigliato. Esce a praticare il viaggio motivato, sognato, preparato, personalizzato, in relazione positiva e attiva nei confronti dei luoghi e delle persone che si incontrano. Un viaggio che è responsabile innanzitutto nei confronti di se stessi” (M. Davolio-A. Somoza, Il viaggio e l’incontro, 2016).

Annalisa Spalazzi

laDirce, n. 2 - pag. 4

 


Annalisa SpalazziAnnalisa Spalazzi. Una borsa di ricerca in progettazione Europea per il turismo al CAST in mano. Un percorso di vita segnato dalla passione per lo sviluppo sostenibile e il turismo responsabile. A Rimini coordina il festival IT.A.CA’, grazie al quale ha incontrato “laDirce”. Risultato? Un colpo di fulmine per il suo progetto e una collaborazione in evoluzione.

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