Tavullia, un’edicola in giallo

Un luogo, i suoi testimoni. La prima tappa è Tavullia, raccontata da un osservatorio molto speciale: l’edicola di Berta e Agnese Gambini, proprio nel cuore del paese di “Vale”

 

Tavullia, 13 settembre 2016. Tavullia risplende di giallo. E non solo per via della luce dorata di un pomeriggio di fine estate. No, è proprio che da qualche anno il giallo ha invaso una dopo l’altra le strade di questo piccolo, ormai celebre borgo tra Marche e Romagna, spandendosi dalla curva di Chichì che segna l’ingresso in paese fino al santuario di San Pio, lungo via Roma, la vecchia via Borgo. L’ocra antico del Cassero, restaurato una quindicina di anni fa, e della torre civica ricostruita nel 2007 ma, soprattutto, l’esplosivo color limone che da sempre accompagna le imprese di “The Doctor”, e che tra Fan club, Bar-gelateria, Osteria-pizzeria e Official store scandisce facciate e finestre. “Da Rossi” si può persino fare la spesa: pasta, vino, olio e formaggio prodotti dalle migliori aziende agricole del territorio e poi caffè e una tisana (energetica, ça va sans dire), contrassegnati da una discreta quanto inconfondibile fascetta fluo.

Dal paese di Vale riparte il viaggio della Dirce tra borghi e castelli d’Italia. È proprio a Tavullia, del resto, che nel 1999 ha preso il via la ricerca sulla memoria delle comunità locali sulla quale s’innesta anche il foglio di storie e memorie. Certo, oggi l’aria è un po’ diversa: il giallo ha spazzato via l’ombra a lungo proiettata della seconda guerra mondiale – qui passava la Linea Gotica, la distruzione fu quasi completa – e dei ricordi si fa strada la parte migliore.
Come nell’autunno di diciassette anni fa entriamo nel cuore di Tavullia, l’edicola dove Berta e Agnese Gambini tengono viva l’eredità del padre Serafino, barbiere, calzolaio, consigliere comunale e uomo di pace, scomparso nel 2004 a novantun anni. Dalla sua bottega di via Roma Fino ha scritto centinaia di lettere ai potenti della terra: Reagan, Gorbaciov, il “New York Times”, lanciando moniti di pace e uguaglianza (la società deve essere sancita prima sui doveri dopo il diritto; pensione a tutti i cittadini adeguata al vivere; dare di meno a chi prende troppo, leggiamo sul suo quaderno degli appunti). Era socialista, sorridono Berta e Agnese, ma “La Pravda” gli mandava gli auguri di Natale indirizzati al “compagno Fino”.
Nell’edicola di Fino, aperta negli anni Cinquanta, le storie sedimentate dal tempo si svelano in mille cimeli: il più prezioso, il banchetto da calzolaio sul quale Fino ha riparato le scarpe di generazioni di tavulliesi, riposa discreto coperto da un panno. Sugli scaffali, dietro la poltrona da barbiere, le foto dei trionfi di Valentino dialogano con le immagini di una Tavullia appena uscita dalla guerra, orgogliosa della sua impietrata e dei versi del poeta locale Igino Balducci, riprodotti sulle cartoline fatte girare da Fino in mezzo mondo. Ineffabile, la gatta Chicca veglia su questo fitto microcosmo, occhieggiando da dietro la Costituzione, appesa a un cordoncino nell’edizione commemorativa del 1988.

Allora Berta, pare che Valentino abbia fatto bene a Tavullia. Altroché. Valentino è un successo per tutti: arriva gente da tutte le parti del mondo, e ritornano, anche.

Anche oggi c’è molta gente in giro… Molta? Ma questo non è niente, cocca. Dovevi vedere domenica, che c’era la corsa. Per la strada non si camminava. Nei giorni delle gare è sempre così. Poi il giorno dopo sapessi quante copie della “Gazzetta dello Sport” si vendono, la gente vuole leggere i commenti, i risultati. È un continuo: adesso è pieno in tutte le stagioni, anche in inverno.

Una bella differenza rispetto a qualche anno fa. Sì, proprio. Valentino fa le cose per bene. Poi hai visto la biscia?

La biscia? Sì, la pista per gli allenamenti. La vedi salendo da Borgo Santa Maria (frazione di Pesaro confinante con Tavullia, ndr): si trovano lì tutti i sabati, vengono un sacco di giornalisti oltre ai piloti.
“La biscia” è la pista sterrata della VR46 Riders Academy, la “palestra” per la formazione di giovani piloti voluta da Valentino al Ranch, la tenuta di famiglia appena fuori Tavullia. Attiva dal 2013, ha ospitato quasi tutti i grandi nomi del motociclismo mondiale, da Marc Marquez a Dani Pedrosa a Niky Hayden, solo per citarne alcuni.

Nel piccolo – piccolo? – mondo in giallo anche Berta e Agnese (Chicca inclusa) hanno avuto l’onore di un ritratto “valentinizzato”, riprodotto sull’insegna dell’edicola.
Un’ultima domanda, prima di salutarci: Ma Fino seguiva le gare di Valentino? Scherzi? Lo a-do-ra-va, ha conservato tutti gli articoli sulle prime vittorie, lo ha seguito da quando era piccolo. L’ultima volta che Valentino è stato qui gli ha detto “A m’arcmand Valentino, vinc sèmpre!” (Mi raccomando Valentino, vinci sempre!).
Valentino non si è fatto pregare. Chissà Fino come se la gode da lassù.

Cristina Ortolani

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