Emma Parola

Storie di donne. Emma Parola, fotografa

di Cristina Ortolani

Questi materiali sono stati pubblicati sul numero 5 di “Promemoria”

 

Emma Parola
Montelabbate, anni Quaranta/Cinquanta del ‘900. Emma Parola insieme con la sua inseparabile macchina fotografica (raccolta Anna Capponi Donati, Montelabbate)

Tra i tanti apparsi nell’Album di famiglia pubblicato su “Promemoria” n. 4, dedicato al lavoro, spiccava il volto vivace di Emma Parola (1890-1968), ritratta accanto all’inseparabile macchina fotografica. Emma e le sue fotografie hanno accompagnato sin dal loro esordio “Promemoria” e la Memoteca Pian del Bruscolo, che in questi scatti spesso approssimativi, talora decisamente rudimentali ma sempre dotati di sorprendente incisività, hanno trovato una delle loro espressioni più vere.
Fotografa ambulante a Montelabbate e dintorni tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta del ‘900, Emma Parola (1890-1960) ha realizzato tra l’altro alcune tra le più note immagini dello scoppio della polveriera di Montecchio (Sant’Angelo in Lizzola), episodio che più di altri ha segnato la memoria della valle del Foglia durante la II guerra mondiale, avvenuto la sera del 21 gennaio 1944.
Arrivata a Montelabbate da un punto imprecisato d’Italia (era gitana, dicono in paese ancora oggi con fare vagamente circospetto), attorniata da stuoli di gatti, ossuta e sempre vestita di scuro con un fazzoletto intorno alla testa, Emma si era scoperta fotografa un po’ per passione un po’ per necessità: il marito Giuseppe Cavacciuti soffriva infatti di una grave invalidità, che gli rendeva difficile lavorare.

Emma Parola
Montelabbate, anni Quaranta del ‘900. Simulazione di sviluppo di una fotografia scattata in via Roma, nella quale si riconoscono Dino Bezziccheri (a sinistra) e, a destra, il commerciante di tessuti Mario Riminucci. Emma fa capolino dalla porta, insieme con il marito (raccolta Anna Capponi Donati, Montelabbate)

Per arrotondare le entrate oltre che fotografa Emma era anche venditrice di quotidiani, negli anni duri tra il Quaranta e il Cinquanta. In molti nella valle del Foglia possiedono ancora qualche suo ritratto ritoccato alla bell’e meglio: intraprendente e per niente intimorita dalle novità, Emma ribatteva alla concorrenza del fotocolor, fuori portata per la tecnologia della sua vecchia macchina, con ardite pennellate di colore, stese ad arte a rinfrescare guance e fiori.
A conclusione di questa prima serie di “Promemoria” dedichiamo a Emma una ‘puntata speciale’ del nostro Album di Famiglia, ringraziando Anna Capponi Donati, alla cui collezione appartengono le fotografie e i ‘ferri del mestiere di Emma.

 

 

 

 

 

Emma Parola
La scatola con obiettivi e altri ‘ferri del mestiere’ di Emma Parola (raccolta Anna Capponi Donati, Montelabbate)

 

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