Cinemobile 1936, modellino

L’Italia è bella un gran bel po’. Otto anni in cinemobile

Pesaro, cinema-teatro Loreto. 1970-2018

Nel 1960 ho lasciato il cinemobile e sono tornato a Sassocorvaro. Quasi subito mi sono trasferito a Pesaro, al paese con il forno non si campava. A Pesaro avevo trovato lavoro da Montesi [storica ditta di insegne, tuttora esistente ndr] e poi mi sono messo in proprio. Nel 1969 insieme con mia moglie ho comprato una casa in via Correnti, dopo aver venduto il podere di Sassocorvaro, e nel 1970 ho aperto la mia ditta di impianti elettrici. Ho deciso di mettermi in proprio dopo aver avuto un incidente: sono caduto da una scala mentre montavo un’insegna all’Hotel Mare e mi sono rotto un calcagno. Ho dovuto pensare a un lavoro che non comportasse salire e scendere continuamente da una scala, quell’incidente è stato per certi versi una fortuna, perché altrimenti non avrei mai pensato di lasciare un posto da dipendente. Uno dei primi lavori fu proprio l’impianto del cinema di Loreto, l’ho fatto due volte: nel 1970, all’apertura [fu inaugurato nel 1971] e nel 1985, per adeguarlo alle nuove norme sulla sicurezza.

A Loreto facevo un po’ il duce. In senso buono, certo. Prendevo per le orecchie chi faceva i dispetti, per esempio chi attaccava la cingomma nei capelli delle ragazze. I disturbatori li riconosci subito, si siedono solo quando è buio. Per un periodo al cinema abbiamo avuto anche dei ragazzi che facevano sorveglianza. Nella piccola città dove vivo le proiezioni pomeridiane sono relegate al fine settimana o alle feste comandate, e riservate ai blockbuster. Una volta, però – parlo della fine degli anni ’70 – primi ’80, facevo le medie ma ero già un’accanita cinefila – potevi andare al cinema di pomeriggio quasi tutti i giorni. Per dire, ricordo di aver visto in una rassegna pomeridiana Fronte del porto (Elia Kazan, 1950) e anche qualche musical. E a Loreto le mamme ti mandavano tranquille, proprio perché su di noi vegliavano Mario Filanti e Sergio Montaccini, che del cinema fu il gestore sin dall’apertura. Sai cosa ci è successo con “Forrest Gump”? Erano 4 rulli, due per ogni tempo del film. Le pizze riportavano indicazioni sbagliate, e alla prima proiezione abbiamo anticipato una parte del secondo tempo. Il tenente Dan era senza gambe e ancora non era andato in battaglia. Ma è un film con tanti flashback, non se n’è accorto nessuno, commenta sornione. La mattina dopo ci è arrivato il telegramma della casa di produzione, che ci informava della numerazione sbagliata dei rulli. «Tanto è pieno di flashback e non se ne accorse nessuno»: anni e anni di teorie sul montaggio da Ėjzenštejn a Hitchcock liquidate con un’alzata di spalle. Notevole.

Mario Filanti riceve il premio Anziani del Cinema
Ancona, 2002: Mario (a sinistra nella foto) riceve il premio AGIS-ANEC “Anziani del Cinema”

Ho collaborato anche con altri cinema, per esempio quando è nata mia figlia Federica avevo la proiezione al cinema di Santa Maria delle Fabbrecce [frazione di Pesaro], ho chiamato tuo padre a sostituirmi. Breve parentesi personale: anche mio padre in gioventù lavorò per diversi anni come operatore, alla sala San Terenzio, annessa alla Cattedrale, e alle proiezioni per i detenuti presso il carcere di Rocca Costanza e il Discolato.

Sulla censura ho un aneddoto divertente. Una volta don Scalognini [don Salvatore Scalognini, 1907-1976] mi ha fatto pitturare un paio di blue jeans su un manifesto. Non ricordo il titolo del film ma sul manifesto c’era un’attrice con i pantaloncini corti e mi ha fatto allungare le gambe dei jeans con il pennarello blu.

Vedovo dal 1981, da quando la moglie Rita se ne è andata all’improvviso a soli 51 anni, Mario vive da diversi anni nella stessa palazzina dove abita la figlia Federica; Flavio, il figlio maggiore, è direttore di banca. Ma da ragazzo gli ho insegnato a far funzionare il proiettore, sorride prima di salutarmi. Non ho niente da recriminare, ho sempre cercato di fare il meglio possibile. Non ho mai litigato con nessuno, ho sempre rispettato tutti. Se fai il tuo dovere non hai niente da preoccuparti. Ai ragazzi dico sempre: “Fate il vostro dovere e avrete la vostra ricompensa”.

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