Cinemobile 1936, modellino

L’Italia è bella un gran bel po’. Otto anni in cinemobile

Gabiano Monferrato, 1956

E poi nel 1956 a Gabiano Monferrato (Alessandria) abbiamo
fatto l’anteprima mondiale di “Guerra e Pace”. Guerra e pace, diretto da King Vidor e per qualche scena da Mario Soldati, a tutt’oggi il film italiano più visto di sempre (15.707.723 spettatori paganti) con Audrey Hepburn Mel Ferrer Henry Fonda e un esercito di altri attori tra i quali anche Vittorio Gassman. E il bello è che Mario non si ricorda né dei divi né delle personalità – critici, politici, giornalisti – che presenziarono all’evento. Avevo una fifa che se mi davi una coltellata non usciva una goccia di sangue. Capisci che responsabilità? Ero concentrato solo sul mio lavoro. Il film era lungo (164 minuti nella versione italiana, 208 in quella integrale), 11 rulli da alternare con due macchine. Non c’era il sincronismo, lo abbiamo creato noi, io e il mio collega, e non abbiamo sbagliato un passaggio: solo un nero nella seconda proiezione. Perché abbiamo dovuto fare due proiezioni, la seconda per la gente del posto. Abbiamo finito alle 4 della mattina dopo.
L’anteprima mondiale di Guerra e Pace si svolse nel cortile del castello Pallavicini, uno dei più antichi della valle del Po, l’onorevole Brusasca la volle nel suo paese. Membro della Costituente, Giuseppe Brusasca fu più volte ministro nei governi De Gasperi e nel 1956 sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo Spettacolo; il suo nome è iscritto a Yad Vashem tra i “Giusti tra le nazioni”. Duemila posti a sedere, si raccolsero oltre 10 milioni di lire, devoluti in beneficenza per la costruzione dell’asilo del paese. Cinque giorni tutto spesato, anche le sigarette. Eravamo a Trento quando ci hanno chiamati, si sono rivolti all’Istituto Luce perché nessun altro aveva i mezzi per proiettare all’aperto. Per quel lavoro ho ricevuto una lettera di encomio, e un premio di 50.000 lire. In realtà quasi tutti gli anni ho ricevuto il premio: 4-500.000 lire in più rispetto allo stipendio. Da Alessandria siamo ripartiti per la Liguria, e lì ho ritrovato i miei zii, i tre fratelli di mia madre che erano emigrati a Nizza.

Pesaro, 1972: Mario Filanti con il proiettore del cinema San Carlo
Pesaro, 1972: Mario Filanti con il proiettore del cinema San Carlo

1960. Roma – Sassocorvaro – Pesaro

Nel 1960 sono tornato a Sassocorvaro. La vita da nomade cominciava a pesarmi: mi ero fidanzato, avevo trovato lavoro a Pesaro, insomma, sentivo che era ora di fermarmi e mettere su casa. Quasi subito mi sono trasferito a Pesaro, al paese con il forno non si campava. Già, il forno. Presi dalle avventure del cinemobile abbiamo trascurato i fondamentali. Ma la memoria ha un ritmo tutto suo, e conversando con Mario al principio ci siamo arrivati solo adesso.
L’ultimo flashback ci porta dunque a Sassocorvaro, paesino appigliato a uno sperone di roccia tra Pesaro e il Montefeltro, noto soprattutto per la sua rocca quattrocentesca dove dal 1940 al 1945 furono posti al riparo più di seimila capolavori d’arte provenienti da Musei e Gallerie italiane. Mi ricordo i camion, andavano e venivano quasi sempre di notte: noi li vedevamo, ma non sapevamo chi fosse tutta quella gente. Poi ho saputo che erano delle Belle Arti.
A Sassocorvaro Mario Filanti è nato il 6 settembre 1932 da Olinto, fornaio nonché, nel dopoguerra, segretario del locale circolo DC e da Ersilia Gostoli, originaria di Sestino, al confine tra Marche e Toscana. Ho un fratello gemello, Primo. Se ci vedi insieme non capisci se sono io o se è lui. A Sassocorvaro Mario ha anche conosciuto il cinema, grazie al parroco don Mario Sabattini, factotum della sala parrocchiale allestita nel teatrino della rocca. Hai presente “Nuovo cinema Paradiso”? Ecco, uguale. Uguale, solo che rispetto al film premio Oscar di Giuseppe Tornatore (1988) Mario è contemporaneamente Salvatore-Totò, il bimbo incantato dal cinema e Alfredo, l’operatore che lascerà a Salvatore adulto, ormai regista affermato, la sequenza dei baci censurati dal parroco. Il patentino da operatore l’ho preso appena maggiorenne, ma con don Mario lavoravo già da prima. Anche lui segnava i punti da tagliare: i baci, una scollatura…

Lo spazio è finito, dobbiamo proprio chiudere. Ma la storia di Mario Filanti, operatore dal 1949 al 2007, dopo il cinemobile continua nelle sale di Pesaro e della provincia, su tutte il cinema parrocchiale Loreto, inaugurato nel 1971 e tuttora in attività. Quasi sessant’anni di cinema, qualche migliaio di film, dai capolavori alle prime visioni assolute della Mostra del Nuovo Cinema. E se dovesse scegliere un titolo, uno solo? Giusto un attimo per riordinare le idee e la risposta arriva decisa: “Il Gattopardo”, Visconti. Poi, certo, De Sica, “Sciuscià”, tutto il neorealismo, Rossellini, “Roma città aperta”… Sì, anche gli americani… Spielberg, Charlot, “Tempi moderni”. Però non mi piacciono i cartoni giapponesi, troppo squadrati. Per me la poesia di Disney è una cosa che tocca il cuore. E il digitale? Non mi piacciono i film di oggi. Sono piatti, manca la profondità di campo, la fotografia è piatta. Si allontana un minuto per tornare con un libro, I 100 capolavori del cinema. In copertina ci sono fotogrammi di Shining, Viale del tramonto, A qualcuno piace caldo. Me l’hanno regalato. Qui ci sono tutti i film più belli.
Ancora gli brillano gli occhi, quando parla di cinema. A nome mio e di qualche generazione di cinefili grazie a Mario Filanti e a quelli come lui, che hanno accompagnato i nostri primi passi nel buio magico delle sale di una volta.

Cristina Ortolani

Fin qui l’articolo pubblicato sul “Dircefoglio” numero 7. Come promesso, la storia continua alla pagina seguente  🙂

0 comments on “L’Italia è bella un gran bel po’. Otto anni in cinemobile

Lascia un commento!