Cinemobile 1936, modellino

L’Italia è bella un gran bel po’. Otto anni in cinemobile

1953-1960: Un viaggio nell’Italia della ricostruzione a bordo del cinemobile, con l’operatore cinematografico Mario Filanti da Sassocorvaro

 

Avvertenza. Questo è un post lungo lungo. Del resto racconta la storia di un signore nato nel 1932. La prima parte è stata pubblicata sul Dircefoglio numero 7 (Primavera 2018), ma nelle due pagine a disposizione non ci entrava tutta, a malapena contengono il racconto del cinemobile, e così qui sul sito trovate una piccola aggiunta per arrivare dal 1960 a oggi. Mario è contentissimo di come abbiamo restituito i suoi ricordi, anzi, perdonate l’immodestia ma voglio condividere con voi parte del suo commento: “Se tutti i giornalisti scrivessero così saremmo a cavallo”. Graziegraziegrazie, perché per chi scrive è importante sapere di aver rispettato la storia da raccontare  <3.
A me, cinefila da quarant’anni (sì, ero nemmeno adolescente), cresciuta con i libri di Guareschi, conversare con Mario ha fatto l’effetto di sprofondare in un varco spazio-temporale per trovarmi sul set insieme con Peppone-Gino Cervi e Don Camillo-Fernandel, o nella sala vuota con Jacques Perrin nel finale di Nuovo cinema Paradiso. Spero piaccia un po’ anche a voi. Buona lettura e tutti a bordo, ché il cinemobile sta scaldando il motore.

 

Bolzano, maggio 1953. Guido Piovene parte per il suo Viaggio in Italia, reportage radiofonico per la RAI destinato a concludersi nell’ottobre 1956. Un inventario italiano, così lo definì lo stesso autore, che con pochi mutamenti diventerà un libro costantemente ripubblicato (l’ultima edizione è del 2017): un classico del quale colpisce tuttora la capacità profetica, infallibile nell’individuare i caratteri dell’identità italiana.

Roma, marzo 1953. Con una solenne parata prende il via il giro annuale del cinemobile Istituto Luce-Presidenza del Consiglio, che fino all’autunno toccherà gli angoli più sperduti d’Italia portando ovunque il racconto della ricostruzione. Documentari prodotti dal governo per ribadire la propria opera propulsiva, corroborando una lettura rassicurante del paese in contrasto con quella del contemporaneo cinema neorealista (Martini 2017). A bordo del cinemobile n. 13, insieme con l’autista veterano Remigio Villani c’è un giovanissimo operatore, Mario Filanti, appena sbarcato nella capitale da Sassocorvaro, in provincia di Pesaro e Urbino. Panoramica, stacco, panoramica. Carrellata avanti, zoom: eccolo lì, il protagonista della nostra storia.
Perdonate il preambolo e anche l’abuso di termini cinematografici, ma la tentazione è troppo forte. Quando nel gennaio scorso mi sono imbattuta nei ricordi di Mario Filanti, classe 1932, operatore per otto anni del cinemobile e per quasi sessanta nelle sale di Pesaro e provincia, le sue parole si sono immediatamente saldate con quelle di Piovene, prima ancora che con i fotogrammi di certi film di Totò, con le atmosfere del mondo piccolo di Guareschi e – inevitabile – con la sequenza finale di Nuovo cinema Paradiso di Tornatore.

Roma, 1953. Mario Filanti e Remiglio Villani davanti al cinemobile
Roma, marzo 1953. Mario Filanti con Remigio Villani alla partenza del giro annuale del Cinemobile (raccolta Mario Filanti, Pesaro)

Pesaro, febbraio 2018. Incontro Mario nella sua casa di Pesaro, appena fuori dal centro storico. Sul tavolo del cucinino mi attende una selezione di fotografie. Vedi? Batte l’indice su una stampa in bianco e nero. Marzo 1953. Qui avevo ventun anni, il mio primo giorno con il cinemobile. Era la parata della partenza, c’era anche la “Settimana Incom”, ancora mi ricordo i ‘padelloni’ (riflettori, ndr) delle luci. Quel signore alto è Remigio Villani, classe 1900, fino al 1935 fu autista di Mussolini, lo fecero Cavaliere di Vittorio Veneto per aver accompagnato il re sul Monte Grappa. Tutte le altre macchine del corteo si erano fermate per la neve, la sua no e il re salì al volo. Nel 1935 Mussolini lo promosse a direttore dell’autoparco dell’Istituto Luce e dopo la guerra lo richiamarono come autista.
La Settimana Incom.
Quasi sembra di sentire la voce sonora dello speaker del cinegiornale. Comunicazione di servizio: d’ora in avanti limiterò il mio intervento al minimo indispensabile. Primo, per lasciare spazio al film di Mario: a contenere tutta la nostra conversazione non basterebbe un numero intero del “Dircefoglio” (ma online allarghiamo il campo); secondo perché questo film scorre che è una meraviglia, si vede che l’autore ha una certa esperienza oltre che una memoria di prim’ordine.
Il cinemobile lo aveva inventato Mussolini e l’Istituto Luce lo aveva ripreso per portare nei paesi i documentari della ricostruzione. Nel dopoguerra si usava un Fiat 615 a benzina ma era sopravvissuto uno dei mezzi originali, un Fiat 618 del 1936. Però il 618 lo facevano girare vicino a Roma, non poteva coprire lunghe distanze perché era troppo rischioso, se si fosse guastato lontano dall’autoparco sarebbe stato un problema ripararlo (il cinemobile n. 1 del 1936, restaurato, si trova oggi al MIC di Milano, vedi box nella pagina seguente). Il cinemobile era un furgone attrezzato con l’apparecchiatura per le proiezioni, con due altoparlanti che servivano per la pubblicità, per fare gli annunci quando arrivavamo nei paesi più altri due per il sonoro del film; sulle fiancate c’era la scritta “Presidenza del Consiglio dei Ministri – Centro di documentazione Istituto Nazionale Luce”. Remigio era un ex motociclista, veniva da Tresigallo, in provincia di Ferrara. È stato come un padre per me. Quando ero a Roma, tra una tappa e l’altra, abitavo a casa sua, vicino a Porta Pia. Certe tagliatelle preparava sua moglie… era nipote di un ministro. Ho girato tutte le regioni tranne Puglia, Venezia Giulia e Val d’Aosta. I primi paesi dove ci destinarono furono quelli in provincia di Benevento: Airola, Moiano, Cicciano… poi salimmo in provincia di Novara, a Ghedi. Li vedo come fosse adesso: in piazza c’erano ventidue poliziotti, per timore dei disordini. “Lavorate se potete” era l’ordine della Presidenza del Consiglio. Sai, gli animi erano accesi, quell’anno c’erano le elezioni.