Cristina Ortolani | Fragmenti, Bianco 1

Rubem A. Alves, Ostriche e perle

Sul perché e come raccontare le storie. Massì, anche sullo “storytelling”, quello vero: Rubem A. Alves intervistato da Brunetto Salvarani (Jesus, novembre 2010).

Ho scritto storie che non ho cercato: esse mi appaiono, quando meno me l’aspetto, e non posso far altro che farle mie… E ho scoperto di essere narratore di storie raccontandole alla mia bimbetta, Rachele, quando aveva quattro anni. Mi piace pensare che le storie si formino allo stesso modo in cui si forma una perla dentro un’ostrica: ostriche felici non fanno perle, occorre che un granello di sabbia vi entri dentro e raggiunga la sua carne molle. Il granello di sabbia rende l’ostrica infelice, e per liberarsi dal dolore essa avvolge pazientemente l’aspro granello di una sostanza liscia, senza punte e rotonda: la perla. Le storie nascono così! Mia figlia è nata col viso difettoso, e io la riempivo di storie per mutare tale dolore in bellezza: ma per far questo era necessario che io possedessi il potere dei maghi. Sì, le storie sono riti magici…

 

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