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“Ogni cosa è illuminata”: Maria Milena Lombardi, dalla scatola dei ricordi all’iPad

Maria Milena 2009. Storia di una maestra

Naturalmente, in classe, volevo che i miei alunni portassero le scarpe… Arrivavano a scuola con le scarpe in mano, e appena entrati le indossavano. Poi, all’uscita, se le toglievano di nuovo e tornavano a casa a piedi nudi. Saggiamente pacata come solo può esserlo chi ha attraversato due guerre, Maria Milena Lombardi ricorda fatti e persone di una vita trascorsa tra i banchi, e parlare con lei significa davvero passeggiare nel tempo, attraversando i profondi mutamenti di quasi cinquant’anni di scuola italiana.

Maria Milena Lombardi nella scuola di Mombaroccio (PU)
Mombaroccio (PU), Maria Milena Lombardi con la sua classe negli anni Cinquanta del ‘900 (raccolta Famiglia Curina, Pesaro)

Nata a Pergola (PU), Maria Milena trascorre l’infanzia in diverse città d’Italia (Roma, Lecce, Ancona, Trieste, Firenze), insieme con la famiglia al seguito del padre, colonnello del Regio Esercito Italiano. Inizia la sua carriera a Trieste nel 1936, dapprima come insegnante di ginnastica, per poi trasferirsi a Firenze, dove dal 1938 al 1941 lavora presso l’Istituto “Umberto I” per fanciulli tardivi e nervosi. L’esperienza maturata a Firenze consentirà più avanti a Maria Milena di gestire con sensibilità e competenza l’inserimento in classe di bambini con handicap. Prima di insegnare ho frequentato un corso di un anno, tenuto da alcuni specialisti che ci istruivano su come trattare con questi bambini. La mia tesina finale era dedicata a Tommasicchio, un bimbo pugliese che ricordo ancora con molto affetto.

Dopo la guerra Maria Milena torna nella nostra provincia [Pesaro e Urbino]: nel 1945 le viene assegnata la scuola di Montevecchietto, località del Comune di Serra Sant’Abbondio; una piccola scuola di campagna dove, accanto all’abbiccì (e all’uso appropriato delle scarpe), insegna ai bambini la quotidiana cura di sé: chiedevo di lavarsi i denti, e so che le madri dicevano ai figli “ma quant’è esigente, questa maestra!”.

Tra il 1948 e il 1950 Maria Milena passa alla scuola di Frontone Castello, paesino arroccato su un colle nei pressi del Monte Catria. Qui sperimenta insieme con i suoi scolari la coltura del baco da seta: il Ministero promuoveva l’allevamento dei bachi, racconta, abbiamo fatto richiesta del seme [il seme bachi, ossia le uova dalle quali nascono le larve], e abbiamo cominciato questa ‘avventura’. Allevare i bachi richiede molta pazienza, e molto lavoro: dopo averli nutriti con le foglie del gelso, quando cominciano a fare il bozzolo occorre preparare ‘il bosco’, ricreandolo con i rami, e bisogna fare attenzione a che i bachi non si ammalino, perché sono molto delicati. Tutto il paese fu coinvolto, prosegue Maria Milena, a Frontone abitavo in un appartamento che il Comune metteva a disposizione dell’insegnante, e ogni mattina era tutto un andirivieni di mamme che mi portavano le foglie o i rami. Per il paese fu importante anche perché l’allevamento dei bachi rappresentava una piccola occasione di guadagno: alla fine, con il ricavato della vendita dei bozzoli alla Filanda Ferroni di Pergola, abbiamo comprato materiale per la scuola. Da aggiungere che alcune delle stesse alunne di Maria Milena hanno in seguito trovato lavoro presso le filande pergolesi e dei dintorni.

L’ album che documenta gli anni di insegnamento di Maria Milena contiene molte immagini di questo periodo, ma, come ci fa notare Lucia, mia madre spesso non compare, perché era lei a scattare le fotografie!

Dal 1951-’52 Maria Milena si trasferisce a Villagrande di Mombaroccio: è di questi anni l’esperienza della pluriclasse, che riuniva bambini di differenti età, per raggiungere un numero minimo di alunni che consentisse anche ai paesi più piccoli di poter avere una scuola.

Ma a quanti bambini ha insegnato?, chiediamo a Maria Milena. Ah, impossibile contarli, risponde, ripercorrendo in un lampo i suoi quasi cinquant’anni di scuola: ho avuto classi piccolissime ma anche molto numerose, specialmente da quando ho cominciato a insegnare a Pesaro.

Quel che è certo, però, è l’affetto che Maria Milena Lombardi ha dato ai ‘suoi’ bambini, e che ha ricevuto in cambio. Sì, le mamme mi volevano bene, conclude schiva, e accanto alle sue parole valgono a testimoniarlo ancora una volta gli sguardi che si leggono nelle immagini, dagli occhi in bianco e nero dei “fanciulli tardivi” di Firenze a quelli allegri e birichini delle polaroid anni Settanta, incorniciati dai grandi fiocchi azzurri o rosa. Occhi riconoscenti per il suo esempio, perché, come recita un antico adagio, Chi ascolta dimentica, chi vede ricorda, chi fa impara.

Cristina Ortolani

P.S. Marzo 2018. Con Lucia, Anna Maria e Irene sono tornata nell’appartamento di Milena. Ora è abitato dalla gatta Luna, accudita come un’anziana imperatrice sapiente. Un’amica di famiglia ogni giorno le porta da mangiare e controlla che tutto sia a posto. In cambio Luna veglia sui ricordi: una delle più convincenti interpretazioni del genius loci che io abbia mai visto.

 

Questo post è l’aggiornamento dell’articolo apparso sul numero 4 di “Promemoria” (2013)

 

 

 

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Ricercatrice free-lance e content editor, laureata tra parola e immagine al DAMS di Bologna, dal 1996 racconta attraverso libri (oltre venti), mostre e progetti multimediali la memoria delle comunità locali tra Marche e Romagna, con sempre più frequenti incursioni in altri territori. Per il web e la carta stampata si è occupata anche di teatro, costume e lifestyle. È nata nel 1965 a Pesaro, dove vive e lavora.

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