Novilara ai primi del '900

Le storie di Novilara: 7 passi lungo le mura

6. Leonardo da Vinci, 1502

Nel 1502 Leonardo da Vinci (1452-1519) è a Pesaro, al servizio di Cesare Borgia, che due anni prima aveva destituito Giovanni Sforza e occupato la città.
1 agosto 1502 in Pesaro la libreria. Intorno a questa stringata annotazione tracciata da Leonardo su uno dei manoscritti oggi conservati alla Bibliothèque de l’Institut de France (Parigi), riferita da alcuni alla perduta biblioteca sforzesca, studiosi e scrittori hanno formulato ipotesi d’ogni genere. Tra loro anche il russo Dimitri Mereskovskij (1865-1941), che proprio a Novilara, precisamente nell’osteria ai piedi del castello, ambienta uno degli episodi più sapidi del romanzo Leonardo da Vinci, mostrandoci il genio alle prese con il girarrosto progettato sulle pagine del Codice atlantico (Milano, Biblioteca Ambrosiana).
(…) Alla fine di quello stesso mese Leonardo lasciò Pesaro per raggiungere Cesare. Partito di buon mattino, contava di giungere a destinazione all’imbrunire. Senonché fu colto da un uragano… D’un tratto apparve in lontananza un lumicino: era, come disse la guida, una grande locanda sotto Novillara, un villaggio di montagna a mezza via tra Pesaro e Fano. (…) Leonardo entrò nella stanza che serviva da sala da pranzo e da cucina insieme, non dissimile da quelle di tutte le altre locande romagnole, cioè affumicata, sporca, con le pareti nude e screpolate cosparse di macchie d’umido…
L’indomani mattina l’uragano era raddoppiato di violenza. …Leonardo dovette quindi adattarsi a rinviare la partenza al giorno seguente. Non sapendo come meglio occupare il suo tempo, si mise a costruire, nel gran camino della cucina, un girarrosto automatico di sua invenzione: una gran ruota a palette messa in movimento dalla corrente ascensionale d’aria calda provocata dal fuoco del camino, e che a sua volta metteva in movimento lo spiedo. “Con questo sistema”, spiegava Leonardo ai presenti che lo guardavan meravigliati, “il cuoco non ha più da temere che l’arrosto si bruci perché il grado di calore rimane sempre uniforme: infatti, quando il fuoco aumenta, più forte si fa la corrente d’aria e quindi più rapido gira lo schidione, il quale automaticamente rallenta quando il fuoco diminuisce dando meno impulso alla ruota” (D. Mereskovskij, Leonardo da Vinci, trad. M. Visetti, Firenze 2005).

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