Novilara ai primi del '900

Le storie di Novilara: 7 passi lungo le mura

5. Francesco Mingucci, 1626

La veduta dipinta dal pesarese Francesco Mingucci (1626) è una delle rare testimonianze del palazzo di impianto malatestiano la cui mole caratterizzò fino al XVIII secolo il castello di Novilara. Consolidato dagli Sforza sul finire del ‘400, restaurato e abbellito in epoca roveresca, il palazzo si trovava nell’area attualmente occupata dai due corpi di case popolari costruite subito dopo la II guerra mondiale.
Quasi tutte le notizie sul palazzo sono state raccolte dall’erudito Annibale Degli Abbati Olivieri Giordani (Pesaro 1708-1789), che a Novilara trascorreva lunghi periodi di villeggiatura nella residenza appena fuori dal castello. Quando Olivieri scrive le sue Memorie di Novilara, pubblicate nel 1777, del palazzo resta in piedi benchè mal concia tutta la parte che conteneva le camere e l’avanzo di una loggia o portico di ordine dorico tutto di pietra di Novilara… Le Memorie riportano anche alcune descrizioni degli interni, come quella tardo cinquecentesca di Ludovico Agostini dalle Giornate soriane: Una gran torre con quattro appartamenti l’un sopra l’altro, tutti con sale e camere anzi superbe che magnifiche: struttura di essi signori sforzeschi, di dove si scuoprono ambe le riviere della Marca e della Romagna e per larghezza tutto il Golfo di Venezia infino alle montagne di Schiavonia.
In oggi può dirsi solo, che fu questa [la gran torre] una fabbrica magnifica… ed eccedendo in altezza presso che venti palmi l’alta torre del campanile della Comunità. …Rimaneva tutta la fabbrica isolata; la parte verso Ponente posava sulla muraglia medesima del castello da tutte le altre veniva circondata dal gran cortile… (A. Degli Abbati Olivieri Giordani, Memorie di Novilara castello del contado di Pesaro, Pesaro 1777).

Novilara (Pesaro e Urbino), uno dei pannelli illustrativi collocati in paese (Francesco Mingucci)

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