A little bit of Dirce - 2

#Memoria? Quale memoria?

Dal super8 al cloud: “ma se vogliamo che qualcosa arrivi ai nostri nipoti non abbiamo di meglio che stamparlo”

 

Dove sono i vostri filmini in Super8? Ok, proviamo qualcosa di più vicino: che fine ha fatto la vostra collezione di audiocassette? di VHS?
Ancora roba troppo vecchia? Ok, come state messi a foto digitali? Riuscite a ritrovare quella del 2012 in spiaggia? Forse sì, nel qual caso siete più bravi di me, ma il problema è un altro: il problema è che trent’anni di progressi nelle tecnologie digitali hanno tolto qualsiasi significato alla parola “memoria”.
Il concetto di memoria ha perso significato, in primis, per la sua inflazione. Mia figlia ha oltre 15.000 foto, e non ha nemmeno otto anni. Di questo passo, ora della laurea ne avrà oltre cinquantamila fatte da noi, più le varie decine di migliaia che farà lei. È evidente che nessuna di queste foto avrà mai il valore che può avere per me quel rullino da 24 scarso dell’estate 1982 in Grecia. Ormai uno smartphone base viene con 16GB di memoria. Ossia circa 5.000 foto. Tutti noi siamo cresciuti stampando con cura uno o due rullini da 36 ogni estate, ci siamo evoluti stampando qualche centinaio di foto per anno dal telefonino, raccolte pazientemente in album tematici, e infine ci siamo adagiati a lasciare tutto sul cloud di Google o di Apple, in attesa che “nelle vacanze” ci venga voglia di setacciare qualche decina di migliaia di foto degli ultimi 5 anni per cercare di avere qualche ricordo meno effimero dei pixel sullo schermo. Ecco, il cloud.
Ed ecco il punto: il cloud è solo il disco di qualcun altro, con l’aggravante di non essere nemmeno nelle nostre mani. Trent’anni di progressi fantascientifici, e ancora, se vogliamo essere certi che qualcosa arrivi ai nostri nipoti, non abbiamo niente di meglio che stamparlo.

Walter Vannini

 


Walter VanniniWalter Vannini. Padre, informatico, consulente di data-driven business e counselor per nerd, docente di informatica, “food&wine guy” per Where Lemons Blossom. Scrive del lato oscuro della società dei dati su techeconomy.it e in podcast su RuntimeRadio.it. Combatte ideologi del coding, smartopardi e chi vuole nascondersi dietro alla tecnologia.

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