Salone del Libro 2018

Di storie e dove incontrarle. laDirce al Salone del Libro di Torino (2018)

12.000 passi (e un panino)

Sono quelli che secondo il mio Samsung ho percorso tra i padiglioni del Salone venerdì 11 maggio scorso. L’incontro con Corrias e La Rocca è iniziato con un po’ di ritardo, sono già le 11.40 e devo trovare il tempo per vedere almeno qualche stand. Alle 14 ci sono le Pillole di (La)gioia da Robinson e alle 15 non posso perdere l’inizio di Fahrenheit. Poi ci sono Falcinelli e Petunia Ollister e devo anche comprare qualcosa per mia nipote.

SAlone del Libro 2018 - stand Panini - Topolino

A proposito di nipote (una delle ‘firme’ del Dircefoglio), una volta o l’altra la devo portare qui: oggi è pieno di bambini che si divertono tra le pagine e adolescenti per una volta dimentichi del connaturato broncio malmostoso. Altri elementi che per qualche ora ti fanno sperare in un futuro meno grigio. Un’occhiata al Bookstock Village – non posso perdermi i disegnatori di Topolino in azione -, uno scatto alla Piazza dei lettori che dal 2017 trionfa su Instagram e sono già le 12.45. Meglio anticipare lo spuntino, il rischio coda è sempre in agguato: nel “nuovo” padiglione 4 stamattina ho visto food truck con dei panini dall’aspetto appetitoso; il padiglione 4 è fuori mano, non saranno tanti quelli che si spingono fin là e magari faccio presto. Mica tanto. La coda comunque non supera i 10 minuti e mentre ordino – in perfetto stile Sally – “un-panino-con-porchetta-e-avocado-glielo scaldo-sì-ma-non-troppo-vuole-un-piatto-sì-grazie” un signore magro si materializza di fianco a me e chiede sorridendo “due porchette fredde”. Cercare l’essenziale, dovrei proprio, penso mentre riconosco Erri De Luca. Prendo anche un pinguino Pepino al gianduiotto, al diavolo le calorie, i luoghi devono pur avere un sapore, e riparto per un altro giro tra gli stand. Obiettivo: Robinson.

Salone del Libro 2018 - Pinguino Pepino

Il sacchetto magico di Nicola Lagioia

Lo so, non è chic dirlo, figuriamoci scriverlo. Ma nonostante i sandali comodi i piedi cominciano a farsi sentire. Arrivo all’Arena Robinson con dieci minuti di anticipo e mi siedo in prima fila. Guardo qualche WhatsApp e a meno di cinquanta centimetri da me si ferma Nicola Lagioia, l’uomo del miracolo, dall’anno scorso direttore del Salone del Libro. Si appoggia a uno sgabello accostato a una colonna e ha tutta l’aria di cercare un momento di riposo. Gli vorrei dire che lo ascoltavo a Radio 3 e fargli i complimenti, ma immagino preferisca non essere disturbato e mi riprometto di inviargli il Dircefoglio tra qualche giorno. Mi compiaccio della mia decisione quando arrivano dei signori che gli chiedono un selfie. Gentilissimo, si alza e acconsente ma si vede che è stanco.

La parola di oggi è ottimismo, e Lagioia non si sottrae alla responsabilità dell’ “ottimismo della ragione” anche se – lo sa bene – “il Salone del Libro non è rappresentativo dell’Italia”, almeno per il numero di lettori. E’ invece italiano il non-metodo di lavoro, anche qui si decide sempre tutto all’ultimo e il lavoro di organizzazione è appesantito da stentati accordi politici. Se fanno fatica loro, mi dico, che diritto ho io di lamentarmi. “Vengo al Salone da 35 anni – dichiara una signora tra il pubblico – e l’anno scorso quando l’ho vista con quella borsina tra gli stand ho pensato: quell’uomo in quel sacchetto ha la magia”. Il sacchetto è una vissuta shopping bag ufficiale del Salone, e per tutta la giornata vedrò il direttore tenersela stretta.

Il segreto sta nel non tradire ciò che si ama. Abbiamo dimostrato che, quando si parla di libri, sono i contenuti a creare il mercato e non il  contrario.  Si pensa troppo spesso che ad alzare l’asticella il  pubblico  rischi di ridursi, da noi accade l’esatto contrario (Nicola Lagioia).

Salone del Libro 2018 - Nicola LagioiaContinua…

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