Maria Teresa Badioli cover

La zitella curiosa. Maria Teresa Badioli (Pesaro, 1923-2010)

Gennaio sembra essere diventato a tutti gli effetti il mese della memoria (il 27 si ricordano le vittime della Shoah) e così, anche se laDirce si occupa perlopiù di memoria quotidiana, insomma, di cose piccole rispetto ai grandi temi della storia, ho deciso di inaugurare con il nuovo anno una sezione del sito dedicata alle storie che ho raccolto lavorando per le comunità locali del mio territorio, più o meno coincidente con l’area nord della provincia di Pesaro e Urbino (tra Marche, Romagna e Montefeltro, ama precisare laDirce). Storie – microstorie – di persone, cose, luoghi che ho radunato sotto il titolo “farememoria”, un po’ per tenere traccia di un progetto di qualche anno fa che mi è rimasto nel cuore, ma soprattutto per non perdere mai di vista l’idea che ricordare è un esercizio di attenzione costante, un continuo riordinare frammenti di tempo, un cammino mai concluso. Appunto, un “fare”.

In questa sezione trovate dunque testi e immagini recuperati da lavori precedenti (sempre segnalati in calce a ogni articolo per mantenerne il legame con il contesto originario) insieme con le piccole e grandi storie che – serendipità! – continuo a incontrare ogni giorno, intorno a casa ma non solo, e che mi piace condividere al di là dell’appuntamento stagionale con il Dircefoglio.

La prima storia è quella di Maria Teresa Badioli (Pesaro, 29 Novembre 1923 – 15 Aprile 2010). “Zitella” (parola sua), insegnante di scienze, a sua volta appassionata cacciatrice di ricordi, l’ho conosciuta nel 2008: mi telefonò per offrirmi nel suo modo spiccio notizie su Pesaro – lo faceva spesso con gli autori di libri sulla sua amatissima città – e da quella prima, un po’ sconcertante telefonata cominciò un’amicizia durata fino alla sua scomparsa, nell’aprile 2010. A ogni compleanno invitava gli amici per un piccolo rinfresco nella sua sala da pranzo anni ’20 e donava a ciascuno un mazzetto di foglie di gingko – l’albero più antico del mondo, 270 milioni di anni! ci spiegava con entusiasmo sempre immutato. Oggi quando vedo un gingko con i suoi ventagli gialli sorrido ricordando i pomeriggi passati con Maria Teresa a catalogare le vecchie foto della sua famiglia, o a selezionare aneddoti tra le miriadi di foglietti di appunti che ammucchiava sul tavolo in attesa di conferme e verifiche (ne ho conservati alcuni, insieme con gli oggetti che ha voluto regalarmi: potete vederli nella foto in alto). So che le farà piacere se aggiungo le parole di don Giuseppe Rovea, che in un articolo sulla rivista “La scuola e l’uomo” ebbe a definirla la “Mary Poppins della scuola pesarese”. 

Raccogliere queste storie sul sito della Dirce è un modo per ricordare tutte le persone che mi hanno affidato un pezzetto della loro vita, quasi come ritrovarle tutte intorno alla stessa tavola per una grande festa.
È il mio modo per ringraziarle e far sapere a loro e alle loro famiglie che c’è un piccolo angolo del web dove si custodisce e si condivide la loro memoria (avete visto Coco, a proposito?).
E, naturalmente, per ringraziare voi che continuate a leggerci ♥

 

Maria Teresa Badioli telefono bachelite
Il telefono di legno e bachelite (“se lo colleghi alla linea è funzionante”, ci teneva moltissimo a farlo sapere) che Maria Teresa Badioli aveva appeso al muro della sala

 

  • (Drriiiiin!)
  • (…)
  • Ma lei è signora o signorina?
  • …(attimo di pausa, lieve sconcerto)
  • No perché, sa, io sono signorina e ci tengo moltissimo. Comunque, diamoci del tu, ché facciamo prima. Io sono Maria Teresa.

 

MAria Teresa Badioli (Pesaro, 1023-2010)
Pesaro, Biblioteca San Giovanni, dicembre 2009. Maria Teresa Badioli alla presentazione del volume “Pesaro, la moda e la memoria”

Pesaro, 2009. Maria Teresa, la Badioli: in città quasi un’istituzione. Per le generazioni di studenti che in oltre trent’anni ha educato al rispetto dell’ambiente, spiegando loro i segreti di piante e fiori, ma soprattutto per gli amici e i conoscenti che affollavano i suoi pomeriggi nella villetta a due passi dal mare, amatissimo, per fare due chiacchiere, per scambiarsi le ultime novità pesaresi o, sempre più spesso, pronti a ricorrere alla sua memoria in cerca di informazioni, aneddoti, verifiche sulla Pesaro del tempo che fu. Sì, perché tra le mille passioni di una vita, dallo sport alle escursioni in montagna alla filantropia, Maria Teresa Badioli (Pesaro, 1923 – 2010) si era data, specie negli ultimi anni, alla raccolta di notizie sulla sua città, che archiviava secondo un sistema artigianale ma efficace come il più sofisticato dei database, annotandole su una serie di quaderni numerati, dove ogni pagina rimandava a un cassetto, un album di foto, una scatola di lettere. Da studiosa di scienze quale era, Maria Teresa Badioli possedeva infatti un formidabile istinto di catalogatrice, affinato dalle collezioni di sabbia, erbe, animali messe insieme nel corso di ottantasei (quasi 87) curiosissimi anni.
Come in un gigantesco erbario o in una Wunderkammer grande – alla lettera – quanto una casa, la sua casa, Maria Teresa conservava, in armadi stipati di scatole rigorosamente etichettate, cartoline illustrate, ritagli di giornali, frammenti di vecchi muri, fotografie, bottoni, cappelli, bambole, attestati, oggetti e documenti di ogni genere, quasi a voler trattenere un po’ di quel passato nel quale, diceva spesso, trovava ogni giorno nuovi insegnamenti.

Pesaro 1912, famiglia Adolfo Barbanti
Adolfo Barbanti e la moglie Maria Angeli Barbanti con i loro figli. Da sinistra, in piedi: Emilia (mamma di Maria Teresa Badioli), Guido, Silvia, Aurelio, Cesira; seduti: Maria Angeli, Adolfo Barbanti e la piccola Elvira

Un archivio davvero prezioso, insostituibile proprio per la modalità assolutamente originale secondo la quale le informazioni sono state raccolte e organizzate, un’intenzione che già di per sé struttura un racconto. Un racconto le cui pagine toccano spesso le terre care alla Dirce, da Montecchio, dove ha origine la famiglia del nonno materno di Maria Teresa, Adolfo Barbanti, a Talacchio, dove nel 1951 Maria Teresa tenne un corso di Economia domestica rurale, per arrivare a Montelabbate e Belvedere Fogliense, dove la ditta di costruzioni della Famiglia Badioli lavorò a più riprese.

Le fotografie che illustrano questo articolo sono state raccolte nel corso di numerosi incontri con Maria Teresa tra l’Inverno del 2008 e l’Aprile del 2010. Sul tavolo della sala déco, vicino alla poltrona dove trascorreva negli ultimi tempi le sue giornate, si accumulavano i foglietti di appunti sui quali Maria Teresa tracciava la linea da seguire nella realizzazione di uno studio dedicato proprio all’attività della Ditta Badioli – perché mio papà, con gli zii, hanno lavorato tanto per Pesaro e per i paesi qui nei dintorni, meriterebbero di essere ricordati, non credi?

Cristina Ortolani

 

Maria Teresa Badioli con la madre Emilia Barbanti
Pesaro, anni Trenta del ‘900. Maria Teresa Badioli con la madre Emilia Barbanti

 

Firenze, 1951
Firenze, 1951. Maria Teresa Badioli studentessa all’Istituto Agrario Femminile “Giuseppina Alfieri Cavour

 

Le campagne già cominciavano a spopolarsi, e per frenare questa tendenza si insegnava alle ragazze come tenere la casa, come accudire gli animali, insomma, tutto ciò che poteva essere utile a una gestione della vita domestica improntata a criteri moderni e più corretti anche dal punto di vista sanitario. I corsi duravano una ventina di giorni, e mi ricordo che a Montemaggiore ho visitato e fatto ripulire tutte le stalle del paese: siccome arrivavo dalla città, ed ero l’incaricata dell’Ispettorato Agrario, insomma, quasi una personalità, mi avevano sistemato a dormire nell’unica casa dotata di un gabinetto… A Talacchio, invece, abitavo presso i signori Giacomini. All’Ispettorato Agrario, inoltre, effettuavo anche le analisi dei terreni, un’attività molto importante per l’agricoltura (Maria Teresa Badioli, 2010).

 

Monte Petrano 1952. Maria Teresa Badioli
Monte Petrano (PU), 29 maggio 1942. Maria Teresa Badioli

 

Questo testo è stato composto per il volume Regine – il lavoro delle donne nel ‘900 in provincia di Pesaro e Urbino (2010), e rielaborato per Promemoria n. 1 (2010)

 

 

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