Novilara, Maria Mencarelli - Trattoria Il Pergolato da Maria

La signora delle Tagliatelle. Maria Mencarelli, ovvero la Maria di Novilara

Dal 1972 è “la Maria di Novilara”, e le sue tagliatelle coi fagioli sono un’istituzione che vanta tra i fan anche Fiorello, Gianni Morandi e Dario Fo. In occasione delle Invasioni digitali laDirce incontra Maria Mencarelli e sua figlia Antonella Manna, signore della Trattoria il Pergolato

 

Sul loro sito non nascondono di aver fatto aspettare per più di mezz’ora Dario Fo e di aver lasciato fuori Fiorello e il suo staff (spiacenti ma stasera non c’è posto). Ostentano l’ “incredibile vezzo” di concedersi un menu di sole cinque portate (Tagliatelle con fagioli o con ragù – Arrosto misto di carne – Coniglio in porchetta e contorni; su prenotazione e alla domenica anche Cannelloni al forno – Lasagne al forno – Cappelletti in brodo) eppure, anzi forse proprio per questo, se non prenoti con anticipo puoi forse trovare un tavolo da due, ma solo se la fortuna ti assiste e non certo il sabato sera. Non siamo da Cracco a Milano né da Cannavacciuolo né da Barbieri o Bottura, insomma da nessuno degli chef stellati o televisivi ma dalla Maria di Novilara, sulle colline di Pesaro, in una delle poche trattorie nate rimaste da queste parti. Sì, perché la Trattoria Il Pergolato dalla Maria è trattoria dal 1972, da quando cioè Maria Mencarelli chiude la propria attività alimentare per dedicarsi all’impresa che la renderà famosa (non è un’iperbole, fate un giro sul web e ve ne renderete conto).

Trattoria Il Pergolato Novilara
Novilara di Pesaro, marzo 2018. L’ingresso della Trattoria Il Pergolato – dalla Maria

Chi abita a Pesaro considera la Maria come un’istituzione e più o meno tutti hanno provato almeno una volta le sue tagliatelle coi fagioli. Per laDirce il momento di intervistarla arriva insieme con la presentazione del Dircefoglio numero 7, inserita nel programma delle Invasioni digitali, che quest’anno coordiniamo nel castello di Novilara. Siamo nel 2018, Anno Europeo del Patrimonio culturale  e Anno del Cibo italiano nel mondo: quale migliore occasione per prendere due, anzi, almeno tre piccioni con una fava? La conversazione con Maria e sua figlia Antonella Manna si svolge al bancone del bar nella sala al pianterreno, recentemente restaurata con grande cura come tutto il resto dell’edificio secolare. Vi si accede dal pergolato eponimo, ora protetto da una vetrata, e sulla porta tappezzata di adesivi di guide (Gambero rosso, SlowFood, Touring Club…) troneggia l’immancabile scritta “Vino”, nera su fondo bianco. Sono più o meno le due di pomeriggio del 21 marzo, la primavera è ufficialmente arrivata ieri anche se il cielo grigio non sembra esserne al corrente, e i tavoli della trattoria sono ancora affollati dagli avventori che finiscono il pranzo. La stessa Maria deve ancora sedersi, scopriremo più tardi.

Non perdiamo altro tempo, dunque, ché qui hanno da lavorare. Maria, ma quando ha deciso di aprire a Novilara, pensava che sarebbe arrivata così lontano? Eh, ride, abbiamo avuto molte soddisfazioni che ripagano la fatica… Ho avviato la Trattoria nel 1972, dopo aver chiuso il negozio di frutta e verdura di via Righi, a Montegranaro. In piazza Redi aveva da poco aperto la Coop e si capiva che per le piccole botteghe non sarebbero stati tempi facili. Montegranaro è un quartiere di Pesaro sviluppatosi negli anni ’60: davvero qui una volta era tutta campagna, come testimonia il nome, e fino alla II guerra mondiale su queste colline si veniva per le gite fuori porta, spingendosi magari verso la Bettola, un piccolo ristoro sulla strada panoramica Ardizio, tra Pesaro e Fano. Era il 1° maggio, interviene Antonella. Qui prima c’era l’osteria della signora Assunta, facevano solo panini accompagnati da un quartino di vino e gazzosa. Al castello c’erano già dei locali: Ricci, l’osteria Il Giogo… Quando abbiamo rilevato l’osteria all’inizio c’erano solo quattro signori che giocavano a carte, servivo ancora vino e gazzosa e mi chiedevo se sarebbe mai arrivato qualcun altro. E poi mia madre in una stanza al piano di sopra ha cominciato a cucinare le tagliatelle coi fagioli, e piano piano anche altri piatti… E poi si è sparsa la voce tra pesaresi e turisti, che se passano nei dintorni non mancano di programmare con debito anticipo una sosta dalla Maria. Prima eravamo in affitto, nel 1980 abbiamo acquistato la casa, che era di proprietà degli Ospedali riuniti e che ci hanno detto risalire almeno al ‘600. La struttura è rimasta quasi immutata, anche se prima oltre all’osteria c’erano la stalla e la cantina. Da una delle sale si intravedono le grotte, parzialmente accessibili. Proseguono per tutto il castello, quasi ogni casa a Novilara ha le grotte, anche se poche sono utilizzate.

Di fronte all’osteria c’è la villa che fu di Annibale degli Abbati Oliveri (1708-1789), celebre erudito pesarese autore delle Memorie di Novilara castello del contado di Pesaro (Pesaro 1777), che restano la più attendibile fonte di notizie sulle origini di questo borgo. A proposito: pare che alla tavola di Olivieri si servisse un certo pane cornuto prodotto nel forno di Novilara, a causa della forma indecente fonte di scandalo presso i suoi commensali. In tema di curiosità c’è anche chi afferma che fu proprio in questa osteria che Leonardo mise in opera uno dei suoi girarrosti: ottimo per lo storytelling ma siamo decisamente in zona leggenda e sul tema ci fermiamo qui. (Se volete approfondire e magari girovagare per il castello andate alle Storie di Novilara).

Ma come le è venuto in mente di aprire proprio una trattoria e non, per esempio, un negozio in un’altra zona di Pesaro? Da giovane ho lavorato nel ristorante di mio zio, La Lanterna Azzurra a Fano. Sono nata a Novilara, ma i miei sono di origini fanesi. Vengo da una famiglia contadina, ma non volevo lavorare la terra e così quando mio zio mi ha proposto di assumermi come cameriera non ci ho pensato due volte. Anzi, sono scappata di casa. Scappata di casa? Mio padre non voleva che facessi la cameriera, “non stava bene”. Mio zio venne a casa nostra per chiedermi se volevo lavorare da lui ma mio padre mi negò il permesso. Successivamente lo zio tornò e la seconda volta ho accettato, approfittando del fatto che in casa non c’era nessuno… ho fatto la valigia e sono andata. Avevo diciotto anni, sono rimasta lì per sette anni.

Maria Mencarelli 1952
Fano, 1952. Maria Mencarelli giovane cameriera alla Lanterna Azzurra

Quando abbiamo aperto – è ancora Antonella che parla – insieme con mia madre c’era anche sua sorella Sabina, che si occupava della cucina. Anche io ho iniziato giovanissima, ho subito seguito le orme di mia madre… non sapevo in cosa mi sarei invischiata, conclude sorridendo. Antonella, figlia di Maria e Sergio Manna, scomparso nel 2013 (militante dell’ex PCI, scrivilo, nella politica lui ci credeva davvero: eseguo volentieri) è stata campionessa di volo – è anche sposata con un pilota Alitalia ora in pensione – e l’impegno nell’attività di famiglia non le ha impedito di seguire la sua passione per lo sport. Forse l’ispirazione a mia madre è venuta da tre amiche di mia nonna che erano “cuoche a domicilio” nelle feste di campagna. Una era specializzata nei primi, una negli arrosti e la terza nei dolci. Tutte e tre offrivano un servizio completo per feste di matrimonio, cresime o altre occasioni conviviali, come la festa della battitura sulle aie. Erano tempi in cui in pochi potevano permettersi di offrire agli ospiti un rinfresco al ristorante e specie nelle campagne non erano poche le azdore che rimpinguavano le entrate di casa inventandosi personal chef. Quando a sovrintendere alla cucina c’era la sorella Sabina, mia madre privilegiava l’accoglienza dei clienti, le pubbliche relazioni, diciamo.

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delle Tagliatelle coi fagioli della Maria 🙂