Greenery 2017

“Greenery”

Il verde ci salverà? Tra memoria e rigenerazione, viaggio intorno al colore dell’anno 2017

 

Il verde ci salverà. Lo afferma lo storico e antropologo Michel Pastoureau, una delle massime autorità a livello mondiale in materia di storia dei colori. Certo in tempi di green washing un colpo di verde sembra sufficiente a farci sentire responsabili, provetti ambientalisti; d’altro canto, tinta tra le più instabili, da sempre il verde porta con sé una nota di ambiguità: verde uguale gelosia, invidia, avarizia. Per noi resta comunque un annuncio di primavera, e quale segno di rigenerazione lo abbiamo scelto a tema della terza uscita del nostro foglio di storie e memorie.

Sostenibile per nascita, laDirce aveva già pronto il vestito adatto ed è bastato rinfrescarlo per essere al passo con il Greenery, colore dell’anno che, secondo il Pantone Institute, irrompe nel 2017 per regalarci quel senso di rassicurazione a cui aneliamo in un contesto sociale e politico così complesso. Un campionario di verdi è riassunto nel poster centrale, che prende le mosse dalla sontuosa decorazione di un piviale in seta francese conservato presso il Museo Diocesano di Pesaro: uno dei mille tesori di quelle arti cosiddette “minori” di cui è ricca l’Italia, alla cui riscoperta questo foglio nel suo piccolo intende contribuire.

Due temi sempreverdi caratterizzano il 2017, dedicato dall’ONU al Turismo Sostenibile per lo Sviluppo e dal Ministero dei Beni Culturali ai borghi italiani. Nei dintorni di Pesaro incontriamo Elvezia Baronciani, che con la sua testimonianza ci offre un assaggio del ‘900 di Ginestreto, il paese sulla torta della Dirce, e girovaghiamo tra le suggestive viuzze di Fiorenzuola di Focara, il castello a picco sul mare citato anche da Dante. Storie simili (entrambi i borghi persero lo status di comune nel 1929 per diventare frazioni di Pesaro) ma differenti negli esiti, alle quali possono applicarsi le riflessioni proposte nel terzo appuntamento con il Centro Studi Avanzati sul Turismo dell’Università di Bologna, Campus di Rimini (CAST), incentrate sul ruolo delle comunità locali nei processi di sviluppo.

Il 2017 ci rammenta anche i 40 anni trascorsi dalla “rivoluzione italiana” del ’77, che rivive con le sue contraddizioni nel film di Francesco Munzi Assalto al cielo, uscito nelle sale a fine marzo. Un tocco plumbeo nella tavolozza della Dirce, per dar conto dei molti colori della memoria. “Tra memoria e rigenerazione” ci soffermiamo poi sui banchi dei “nuovi” mercati, in cerca di primizie stilistiche ancor prima che vegetali e ripercorriamo nascita e fondamenti di Terra Madre, il grande evento SlowFood che ogni due anni raduna a Torino decine di migliaia di “custodi della terra” provenienti da tutto il mondo. Infine, primavera è tradizionalmente tempo di pulizie, e non mancano i consigli per fare ordine nel nostro archivio digitale.

Ultimo, fondamentale colore di questo numero del “Dircefoglio” è il bianco antico della tela di un lenzuolo, quello sul quale Clelia Marchi (1892-2006) ha scritto la sua storia e la storia della gente della sua terra, dai lavori agricoli agli affetti. Il lenzuolo di Clelia, conservato nel Piccolo Museo del Diario di Pieve Santo Stefano (AR), è da sempre una delle ‘guide’ della Dirce, che vi ricorre quando incontra persone ricche di esperienza per raccogliere la loro storia o per comprendere tempi lontani. E, sempre più spesso, per ricordare perché raccontare, in attesa che “narrazione” e “storytelling” riscoprano il valore delle loro origini. Magari con qualche sfumatura di verde.

Cristina Ortolani
(e laDirce)

Dircefoglio n. 3 - pag. 1

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