Ilde Donati sulla spiaggia di Pesaro

Giorno della Memoria 2018: frammenti e tracce tra Pesaro e dintorni

Una fotografia degli anni ’30, una ricevuta del 1943, una cartolina postale del 1928: frammenti di vite non illustri che come fotogrammi di un film ci avvicinano ai grandi temi del ricordo collettivo

Ilde Donati

La ragazza nella foto qui sopra è Ilde Donati e quando penso al Giorno della Memoria penso a lei, anche se non era ebrea e con la Shoah la sua storia ha poco a che fare. Penso a lei che morì a 39 anni con il marito Luigi Scipioni e i loro due figli Mario (13 anni) e Giuseppe (9) nell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema (Lucca), insieme con altre 559 persone la mattina del 12 agosto 1944.

Più di dieci anni fa questa foto di Ilde mi rese improvvisamente vicino un evento per me fino ad allora confinato nei libri di storia. Fu Anna Donati Capponi, parente di Ilde e attenta custode di memorie familiari e dell’intera comunità di Montelabbate a mostrarmele, raccontandomi la storia di quella famiglia sfollata a Sant’Anna per allontanarsi dal fronte.
Nata a Montelabbate, in provincia di Pesaro e Urbino, Ilde si era trasferita a La Spezia al seguito del marito, sottotenente di vascello addetto al collaudo di sommergibili. Poco prima di spostarsi a Sant’Anna era tornata al suo paese a riprendere il piccolo Giuseppe, rimasto con i nonni, per riunire la famiglia nei giorni più bui.

Come per molti della mia generazione anche per me la II guerra mondiale è nelle storie ascoltate dai nonni e dai genitori: il sassofono solo per metà rapinato dai tedeschi, lo sfollamento dalla città verso le campagne, certi cupi episodi di violenza e scherno. In quasi mille interviste condotte in circa vent’anni ho trovato almeno un riferimento al periodo bellico, ma fino all’incontro con Ilde l’orrore vero mi era rimasto estraneo. Quelle foto spensierate, a confronto con le parole commosse di Anna e con la carta consunta del ricordino in memoria della famiglia Scipioni in un lampo mi hanno fatto intravedere cosa significhi davvero la parola “guerra”.

Sant'Anna di Stazzema, il luogo della fossa comune
Sant’Anna di Stazzema (Lucca), fine anni Cinquanta-primi anni Sessanta del ‘900: il luogo della fossa comune dove furono sepolte le vittime dell’eccidio nazi-fascista (raccolta Anna Capponi Donati, Montelabbate)

Penso spesso a Sant’Anna di Stazzema, con tutti i suoi poveri morti… quella mattina, quando entrammo in Sant’Anna verso le 11, prima di veder l’orrore fummo assaliti da un odore terribile… Le SS li avevano rastrellati da vari casali… Li avevano portati in massa davanti alla chiesa del paese, poi li avevano chiusi in mezzo al recinto di panche prelevate in chiesa, col loro parroco, don Innocenzo Lazzeri, che non aveva voluto abbandonare i suoi parrocchiani. Li avevano massacrati sparando con le mitragliatrici e poi con i lanciafiamme avevano dato fuoco alle panche.

Elio Toaff, da “Il Corriere della Sera”, 2002

 

Un lampo, solo un lampo, perché io la guerra non l’ho vissuta – fortunatamente. Ed è forse per questo che nel mio lavoro di ricerca sulla memoria quotidiana non ho mai ‘osato’ approfondire i grandi temi solitamente associati al dovere civile di ricordare, a partire appunto dalla Shoah. Però ho sempre provato a dar conto di come “la Storia” si intrecciasse alle ‘mie’ microstorie, delle sue tracce nelle vite delle persone e dei luoghi che incontravo, archiviando una serie di frammenti messi poi a disposizione di ricercatori specializzati.

Ricordino funebre famiglia Scipioni
Ricordo della famiglia Scipioni: tutti morirono nell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema (raccolta Anna Donati Capponi, Montelabbate)

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