Giovanni Gabucci, Il facchino della diocesi - di Cristina Ortolani

Don Gvan, un ricordo

Metto le mani avanti: scrivo immersa nei postumi di una brutta influenza, quindi prendete queste parole con indulgenza, grazie.
Ma tenevo a ricordare don Gvan, don Giovanni Gabucci (1888-1948), nel giorno del suo compleanno. Ho trascorso in sua compagnia – si fa per dire – un buon numero di anni, circa dieci, durante i quali ho risistemato e studiato il suo corposo quanto depauperato archivio, ricavando da questa frequentazione un libro, due articoli e innumerevoli spunti.
Nell’archivio di don Gvan – così lo chiamava chi ancora si ricordava di lui – a ogni carta, a ogni nota, a ogni oggetto corrisponde un’azione puntualmente registrata nelle pagine dei suoi taccuini, specchio fedele delle giornate di un paese, Sant’Angelo in Lizzola, ma anche di un’Italia ancora assai arretrata, che anche grazie a figure come questo attivissimo viceparroco cominciava a emanciparsi, per esempio dall’analfabetismo.

Dalla mole per certi versi inquietante dell’archivio Gabucci emerse tra i primi fogli un cartoncino nel quale don Gvan  invitava i compaesani a rivolgersi alla “Biblioteca circolante S.Angelo in Lizzola”, ossia al “sac. Giovanni Gabucci, che vi darà a gratis dei libri da leggere, buoni per tutti i gusti”, per “passare onestamente le lunghe serate d’inverno”.
Non ho elementi per datare esattamente il cartoncino, ma siamo intorno alla fine degli anni Venti del ‘900: nemmeno cento anni fa.

Biblioteca Gabucci
Archivio storico diocesano, Pesaro

E poi, alla rinfusa: biglietti dell’autobus, santini, ritagli di giornali (a scatoloni), cartoline, francobolli (che tristezza vedersi passare sotto mano tutte quelle cartoline mutilate dell’angolo destro), lettere, disegni (a bizzeffe, preziosissimi per documentare paesaggi irrimediabilmente compromessi dalla guerra), fotografie, volantini… e libri. Libri rari, edizioni da bibliofilo che don Gvan, sempre in bolletta, si procurava a costo di ferree economie grazie all’aiuto di amici sparsi in tutta Italia.

Nato a Sant’Angelo in Lizzola, borgo dei dintorni di Pesaro attraversato dalla storia di due famiglie decisamente in vista, i Perticari, che ebbero qui la loro villa frequentata tra gli altri anche da Rossini e Leopardi e i Mamiani, signori del castello dal 1584 (Terenzio Mamiani, patriota e primo ministro dell’Istruzione dell’Italia unita ne fu uno degli ultimi rampolli di una certa notorietà), Gabucci si dedicò assiduamente alla storia del suo paese, raccogliendo parole e immagini che assemblava – diremmo oggi – con logica non troppo dissimile da quella di un ipertesto. O meglio, permettetemi l’accostamento, con logica simile a quella che portò Aby Warburg alla composizione del suo atlante figurativo Mnemosyne.
Tra il 1927 e il 1928 frequentò a Roma la Scuola Vaticana di Archivistica e Paleografia, dove si diplomò col massimo dei voti lasciando, al suo ritorno in terra natia, molti amici che ne rimpiangeranno la verve, l’abilità oratoria e le capacità di disegnatore.

 

Don Giovanni Gabucci visto da don Salvatore Scalognini
Don Giovanni Gabucci visto da don Salvatore Scalognini (Archivio storico diocesano, Pesaro)

Ciò che però mi ha più affascinato nello studiare il variegato archivio di don Gvan sono state le sue “conferenze a proiezioni“: conversazioni nelle quali illustrava temi di storia locale, religione, storia dell’arte commentando immagini acquistate dagli Alinari e da altri editori specializzati, italiani e francesi.

Immaginatelo nella sua tonaca lisa, con le scarpe affaticate dai milioni di passi compiuti, mentre percorre le strade di città di provincia (Pesaro, Fano) o paesi arroccati e sperduti, dove il cinema era ancora una diavoleria sconosciuta, con la sua cassetta di lastre  e la sua “macchina da proiezioni”, pronto a raccontare a contadini, signorotti, sindaci e vescovi le tante storie recuperate nelle soffitte, nelle canoniche, nella sua impressionante biblioteca ma soprattutto “dalla voce dei vecchi”.

 

Alla sua Sant’Angelo è dedicata l’ultima di queste “conferenze a proiezioni”, tenuta nel marzo 1948, a conclusione di un ciclo di “Letture di coltura popolare”, organizzate insieme con un comitato di notabili locali. La guerra ha saccheggiato l’affastellata casetta nel castello dove ha sempre vissuto con la sorella Angelina, fedele musa e custode, gli amici di una vita se ne stanno andando ma don Gvan non si dà per vinto, e impegna i suoi ultimi giorni nel censimento di dipinti, sculture, chiese e monumenti della provincia da salvare, rinfrancato anche dalla nomina, ricevuta nel giugno 1947, a Ispettore Onorario per le Opere di Antichità e Arte.

 

Cosa ha a che fare con laDirce tutto questo? Di sicuro don Gvan mi ha aiutato ad affinare l’idea del valore della soffitta come fonte di ispirazione, caleidoscopio in grado di illuminare molti dettagli delle nostre giornate. A suo modo è stato per me un “maestro”, anche nell’attirare la mia attenzione sulla necessità di discernere tra i frutti della mania dell’accumulo, soprattutto mi ha aiutato a capire che non per forza il passato è fermo, inanimato ma anzi, se si ascolta bene, le sue tracce restituiscono voci e colori di chi ci ha preceduto.

 

Non si possono risuscitare le vite finite nell’archivio. Ma questa non è una buona ragione per farle morire una seconda volta.

Arlette Farge, Il piacere dell’archivio

Bene, prima di chiudere un ulteriore ringraziamento a don Igino Corsini (1927-2014), direttore dell’Archivio storico diocesano di Pesaro, che ha creduto nel mio progetto di riordino del Fondo Gabucci quando pareva solo un armadio pieno di carte tarlate, e ha sostenuto il mio lavoro con i suoi ricordi e le sue battute, e a Filippo Alessandroni, attuale responsabile dello stesso archivio, con il quale prosegue una bella collaborazione.

2011 presentazione libro don Giovanni Gabucci
Sant’Angelo in Lizzola, Collegiata di San Michele arcangelo, 9 febbraio 2011. Don Igino Corsini insieme con Cristina Ortolani e Guido Formica, allora sindaco di Sant’Angelo in Lizzola, al termine della presentazione del libro “Il facchino della diocesi. Giovanni Gabucci (1888-1948)”. La presentazione si è svolta nell’anniversario di nascita di don Gabucci, al quale è dedicata la torta in primo piano

 

Ah, dimenticavo: ecco qui il libro su don Gabucci, in versione flip book su Issuu

 

 

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