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Don Gvan, o del compleanno degli assenti (130/70)

Sant’Angelo in Lizzola

Giovanni Gabucci venne alla luce giovedì 9 febbraio 1888, a Sant’Angelo in Lizzola, borgo dei dintorni di Pesaro attraversato dalla storia di due famiglie decisamente in vista, i Perticari, che ebbero qui la loro villa frequentata tra gli altri anche da Rossini e Leopardi e i Mamiani, signori del castello dal 1584 (Terenzio Mamiani, patriota e primo ministro dell’Istruzione dell’Italia unita ne fu uno degli ultimi rampolli di una certa notorietà). Sant’Angelo in Lizzola è anche il paese dirimpettaio di Ginestreto, il borgo che laDirce ha sulla torta: la skyline con il campanile a cipolla arriva dritta con pochi, insignificanti aggiustamenti da un disegno di Gabucci. A Sant’Angelo don Gvan visse sempre, se si eccettuano i soggiorni romani del 1927-1928, anni nei quali frequentò a Roma la Scuola Vaticana di Archivistica e Paleografia diplomandosi con il massimo dei voti. (A proposito: conobbe davvero alcuni cardinali, e i suoi compagni di corso scrissero al vescovo di Pesaro monsignor Bonaventura Porta perché consentisse a don Giovanni di restare a Roma, dove si era fatto notare per la sua abilità nel disegno – specie di fondali teatrali – e per la sua capacità oratoria).

Sant'Angelo in Lizzola - panorama 1927
Sant’Angelo in Lizzola – Panorama visto da ponente, cartolina datata 9 Agosto 1927 (edizioni Garattoni; raccolta Gabriella Giampaoli, Pesaro)

Di Sant’Angelo Gabucci conosceva non solo vitamortemiracoli degli abitanti, ma anche di ogni sampietrino e mattone delle mura, inclusi  probabilmente i capperi che vi proliferavano. Nel suo archivio il paese natio occupa il posto d’onore e anche solo fermandoci al ‘900 dai suoi taccuini ne potremmo ricostruire giorno per giorno quasi mezzo secolo di storia: una documentazione impressionante, quando guardo le cartoline e le fotografie dei suoi album finisco inesorabilmente per vederle animarsi in sequenza, come in un film dei fratelli Lumière. Dalla posa della Locanda esce l’oste, dal ritratto di gruppo davanti alla farmacia un gruppone di paesani che neanche il quarto stato; e poi gli attori dilettanti del Teatro Perticari e, indietro nel tempo, la via del Borgo così come l’aveva acquerellata Liverani. E gli amici nel giardino di palazzo Marcolini (la trovate in fondo al post). Un film di microstorie di paese dove si riflette in realtà l’Italia intera, un’Italia assai arretrata che cominciava allora a uscire dall’analfabetismo grazie anche a personaggi come don Gvan (così lo chiamavano i compaesani e così faccio anch’io, del resto la mia bisnonna abitava a Sant’Angelo), che per le “lunghe serate d’inverno” degli anni Venti si inventò la Biblioteca circolante Sant’Angelo in Lizzola.

Biblioteca Circolante Sant'Angelo in Lizzola - Giovanni Gabucci
Cartoncino, anni ’20 del ‘900 (Archivio storico diocesano di Pesaro)

In via Vedetta – da molti anni via Ercole Luigi Morselli – don Gvan abitava con la sorella Angelina, fedele musa e custode in una casa proprio di fronte alla Collegiata. I testimoni la descrivono piccola, affastellata di libri monete e medaglie – libri, libri ovunque: per terra, sul letto, poi certo, sulle mensole e sugli scaffali. Nel film la farei disegnare da Tim Burton o da quei geni della Pixar, con Angelina piccola e un po’ gobba che corre qua e là a ricamare un paramento, incollare con la colla di acqua e farina le ali di un angelo per la recita parrocchiale o, finalmente, a preparare una di quelle torte di cui il fratello era ghiotto. Una pasta margherita, quasi sempre.

Sant'Angelo in Lizzola, la casa natale di giovanni Gabucci (2011)
Sant’Angelo in Lizzola, via Morselli, un tempo via Vedetta: sulla sinistra, in primo piano, la casa che appartenne alla famiglia Gabucci (foto C. Ortolani, 2011)

Lanterna magica

Ciò che però mi ha più affascinato nello studiare il variegato archivio di don Gvan sono state le sue “conferenze a proiezioni”: conversazioni nelle quali illustrava temi di storia locale, religione, storia dell’arte commentando immagini acquistate dagli Alinari e da altri editori specializzati, italiani e francesi.

Immaginatelo nella sua tonaca lisa, con le scarpe affaticate dai milioni di passi compiuti (tornate alla foto di apertura, quelle scarpe da sole valgono un intero saggio di antropologia), mentre percorre le strade di città di provincia – Pesaro, Fano – o di paesi arroccati e sperduti, dove il cinema era ancora una diavoleria da cui non farsi rapire. Immaginatelo con la sua cassetta di lastre e la sua “macchina da proiezioni”, pronto a illustrare a contadini, signorotti, sindaci e vescovi le tante storie recuperate nelle soffitte, nelle canoniche, nella sua impressionante biblioteca ma soprattutto ascoltate “dalla voce dei vecchi”. (Memory hunter, Storyteller…).

A Sant’Angelo è dedicata l’ultima di queste conferenze a proiezioni, tenuta nel marzo 1948 a conclusione di un ciclo di “Letture di coltura popolare” organizzate con un comitato di notabili locali. La guerra ha saccheggiato la casetta nel castello, gli amici di una vita se ne stanno andando ma don Gvan non si dà per vinto, e impegna i suoi ultimi giorni nel censimento di dipinti, sculture, chiese e monumenti della provincia di Pesaro da salvare, rinfrancato anche dalla nomina, ricevuta nel giugno 1947, a Ispettore Onorario per le Opere di Antichità e Arte.

Salvatore Scalognini, caricatura di don Giovanni Gabucci
“Dott. don Giovanni Gabucci – paleologo – Sant’Angelo in Lizzola”, caricatura di don Salvatore Scalognini datata “23 dicembre 1937 – ore 9” (Archivio storico diocesano, Pesaro)

Una sera di fine estate, il 4 settembre 1948, un sibilo acuto turbò la pace da poco tornata nel paesino. Accorrete, accorrete cominciò a gridare qualcuno. In molti si ritrovarono davanti alla casa di via Vedetta, dove era ferma una grande macchina con uno stemma sulla portiera. Oddio, l’ambulanza si segnò la vicina, scesa in strada in ciabatte e zinale mentre don Pio, il nuovo parroco, radunava tutti a pregare in Collegiata. Era ancora notte, la notte del 5 settembre, quando l’omino, forse stanco per il troppo camminare, si avviò verso la terra delle anime. Ma come, non prendi neanche un quaderno e una penna? gli chiese l’Angelina, per niente contagiata dal convulso andirivieni di medici e infermieri intorno a quel lettino sommerso dai libri. No, adesso voglio riposarmi un po’, vediamo più avanti. Ah, allora aspetta, magari un pezzo di torta. Quella sì, fece l’omino, abbracciando la sorella che sorridente gli porgeva una piccola gluppa.

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Dunque 130 anni dalla nascita e 70 dalla morte di don Gvan. Mi infastidisce un po’ l’idea degli anniversari e delle “giornate” perché a volte sembra solo un tributo al politically correct: ricordarsi di qualcuno o qualcosa solo un giorno all’anno per poi fare come se niente fosse, sia che si parli di Shoah sia – come nel caso della Dirce – di piccole storie quotidiane. Tra l’altro ho sempre avuto un problema con i numeri: devo avere in testa un qualche buco nero dove sprofondano e si confondono allegramente. Un problemino da niente per chi si occupa di memoria, in fondo in fondo di storia.
Però tengo molto a ricordare chi mi ha insegnato qualcosa e allora ho risolto festeggiando i compleanni. Con una torta da condividere, con un libro se l’occasione lo consente, un pensiero o, da quando ho questo blog, con un post.
Ancora una volta mi torna in mente Coco, il film della Pixar uscito in Italia a fine 2017: auguri e grazie ancora, don Gvan. La tua foto non mancherà sulla mia piccola ofrenda virtuale.

***

Ecco la foto del 1913 che vi avevo promesso: manca don Gvan, magari era con il dottor Cesare Lardoni, veterinario, dietro la macchina fotografica. Sono quasi tutti i suoi amici del paese, molti dei più cari; è una delle mie foto preferite e non mi stancherei mai di guardare i volti, le espressioni, i vestiti… Se volete saperne di più leggete qui. E grazie per essere arrivati fino in fondo – quasi – a questo post fluviale.

Sant’Angelo in Lizzola, 1913. Gruppo di Santangiolesi alla Villa Marcolini. Da sinistra a destra, seduti: il segretario comunale Ferdinando de La Ville Sur Illon, il maestro Celestino Pizzagalli; in piedi: Andrea Marcolini, il maestro Duilio Tacconi, Gino Guidi, il farmacista Giuseppe Andreatini, l’ex maresciallo Emilio Giacomazzi, Antonio Pucci, Sandro Andreatini (fotografia Cesare Lardoni, Archivio storico diocesano di Pesaro). L’indicazione delle persone ritratte è riportata dallo stesso Gabucci sul retro della fotografia.

Un’altra foto fa compagnia a don Gvan nel mio album professionale: è quella di don Igino Corsini (1927-2014), direttore dell’Archivio storico diocesano di Pesaro, che ha creduto nel mio progetto di riordino del Fondo Gabucci quando pareva solo un armadio pieno di carte tarlate, e ha sostenuto il mio lavoro con i suoi ricordi e le sue battute. Qui siamo a Sant’Angelo in Lizzola, nella Collegiata di San Michele arcangelo, dove Gabucci fu viceparroco, il 9 febbraio 2011: ve l’avevo detto che mi piacciono le torte 🙂

2011 presentazione libro don Giovanni Gabucci
Sant’Angelo in Lizzola, Collegiata di San Michele arcangelo, 9 febbraio 2011. Don Igino Corsini insieme con Cristina Ortolani e Guido Formica, allora sindaco di Sant’Angelo in Lizzola, al termine della presentazione del libro “Il facchino della diocesi. Giovanni Gabucci (1888-1948)”. La presentazione si è svolta nell’anniversario di nascita di don Gabucci, al quale è dedicata la torta in primo piano

Infine. Il filo che lega laDirce a don Gvan, a don Igino e all’Archivio storico diocesano conduce oggi a Filippo Alessandroni, responsabile dello stesso archivio e a Filippo Pinto, archivista, come Gabucci diplomato alla Scuola Vaticana  (in biblioteconomia): chi l’ha detto che gli archivisti sono noiosi? Leggetevi i loro pezzi sul Dircefoglio e fatemi sapere!

Cristina Ortolani

Ah, quasi dimenticavo: ecco qui il libro su don Gabucci, in versione flip book su Issuu

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Ricercatrice free-lance e content editor, laureata tra parola e immagine al DAMS di Bologna, dal 1996 racconta attraverso libri (oltre venti), mostre e progetti multimediali la memoria delle comunità locali tra Marche e Romagna, con sempre più frequenti incursioni in altri territori. Per il web e la carta stampata si è occupata anche di teatro, costume e lifestyle. È nata nel 1965 a Pesaro, dove vive e lavora.

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