laDirce e io

No, laDirce non sono io (quella a sinistra). laDirce – tuttoattaccato e con l’articolo, dalle nostre parti usa così – è la signora con il grembiule “peace&love” e la torta ricoperta di crema e cioccolato, adagiata sull’azzurro del mio mare (più o meno), circondata dal verde delle colline sulle quali svetta uno dei tanti castelli d’Italia (nella fattispecie il castello di Ginestreto, a pochi chilometri da Pesaro, dove sono nati i miei nonni materni e qualche bisavolo paterno).

Da molti anni lavoro a progetti di raccolta di memorie delle comunità locali tra Marche e Romagna: centinaia di storie recuperate e restituite in libri, mostre, progetti, ma soprattutto migliaia di incontri in case di ogni genere (e circoli, osterie, canoniche), dove le chiacchiere intorno alla scatola dei ricordi sono inseparabili da biscotti o fette di torta e una tazza di caffè.

Le storie si raccontano meglio a tavola, in cucina o nel tinello marrón, e ho sempre pensato che la memoria è poca cosa se si riduce a nostalgia: nel ciambellone della nonna assaporo proustianamente i pomeriggi dell’infanzia e nelle foto in bianco e nero – direbbe Roland Barthes – rivedo il giardino d’inverno, ma nel cibo leggo soprattutto con Carlo Petrini ed Enzo Bianchi la possibilità di trasmettere e difendere valori e cultura.

Ai miei ospiti offro piatti semplici, conditi soprattutto con parole e colori, a volte un po’ eccentrici, frammenti di memoria e tradizioni ricomposti tra libri, arte, cinema: se la cucina è il luogo dell’alchimia, dove il fuoco rivela l’anima di sapori e odori, la soffitta è certo lo scrigno dal quale escono le idee, sassolini ai quali affidarci, come nelle fiabe, per non dimenticare la strada.

Ma allora, perché laDirce? Ah, questa è una delle mie storie preferite, e potrei parlarvene per ore: se avete ancora qualche minuto da trascorrere con noi sfogliate questi post; se andate di fretta eccovi, alla rinfusa, alcune delle figure delle quali nella Dirce si ritrova un pezzetto: della nonna Pina ho già detto, poi Babette, Mamma Ida, Vianne Rocher... radunate con un pizzico di serendipità e presentate intorno alla tavola col grembiule di gala.

Al solito, ho chiacchierato troppo. Spero di avervi dato almeno un’idea del nostro progetto, e che tra queste pagine vi sentiate proprio come a casa.
Accomodatevi, dunque, e benvenuti!

Cristina Ortolani
e laDirce

 

 

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